MI CANDIDO PERCHÉ

nazzarenoLe motivazioni che spingono ad affrontare la sfida di una candidatura in Parlamento sono, onestamente, troppe e importanti. La positività cede il posto allo sconforto alla vista di un Paese maltrattato nel passato, strumentalizzato nel presente.

Personalmente, di fronte allo spettacolo indegno di un'Italia impoverita, corrotta e inaridita, in cui il tono del dibattito politico è scivolato in un tunnel del quale non si vede la fine, io non voglio chinare il capo, non voglio sacrificare la passione alla rassegnazione, gli ideali alla più atroce delle realtà possibili.

A un Paese che è ostaggio della crisi economica globale, contrappongo tutta la ricchezza che l'Italia ha da offrire dal punto di vista umano, professionale e culturale, ricchezza che si legge nelle storie e nei volti di tanti italiani, operai, precari, studenti, donne, bambini.

È per quei volti appassionati e addolorati al tempo stesso, per i tanti talenti, freschi e già dimenticati, che sento il dovere di spendere me stesso.

Se è vero, come qualcuno dice, che l'erba voglio cresce solo nel giardino del re, io voglio puntare alto! Voglio cambiare l’Italia. Voglio un Paese che abbia il coraggio di rinunciare alle spese militari e alle transazioni finanziarie in favore della tutela del lavoro, delle politiche sociali per i giovani, della green economy, di un sistema sanitario efficiente e al sostegno dei più deboli. Un Paese che non abbia paura di rinunciare al comodo cemento in favore di tutte le bellezze naturali che lo caratterizzano da secoli, anche se scomode da raggiungere. Un Paese accogliente e rispettoso dei diritti umani e civili.

È con uno sguardo particolare che osservo la mia terra – la Ciociaria – ogni giorno più mortificata nel profondo dell'anima. Il mio è uno sguardo di rabbia e frustrazione nei confronti delle innumerevoli indecenze che siamo stati costretti a subire negli ultimi anni: dalla questione della Videocon di Anagni a quella della Fiat di Cassino, dallo sfacelo della sanità al disastro ambientale della Valle del Sacco, passando per le immondizie di Roma che il Ministro Clini vorrebbe far digerire al ventre della nostra provincia. Per la mia terra ho deciso di giocare questa partita. Perché non è più accettabile che le contraddizioni degli altri vengano risolte umiliando il nostro territorio. Per questa terra ritengo che sia giunto il momento di dire basta a una classe dirigente che in casa sbraita nelle piazze e a Roma scodinzola al padrone di turno.

Io non mi metto in gioco per essere l'ennesimo custode fallimentare di un Paese alla deriva, ma perché credo che sia necessario ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nell’amministrazione della cosa pubblica, attraverso un modo diverso di fare politica: trasparente, pulito, lontano dai poteri forti, aperto al dialogo, al servizio del bene di tutti.