COMUNICATI

Signor Presidente, Governo, colleghi,

sarò brevissimo. Intervengo solo per dire che anche il dibattito che quest'oggi abbiamo svolto in quest'Aula ha confermato la nostra posizione: abbiamo visto come questo provvedimento, presentato dal Governo, serve più a tenere insieme questa strana maggioranza - forse per altri 18 mesi - piuttosto che, invece, a intervenire per ammodernare la Costituzione repubblicana.

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Con il disegno di legge costituzionale n. 1359, il Governo intende avviare un procedimento fuori dall'ordinario per la modifica di gran parte della nostra Costituzione, in barba all'articolo 138 che, della Carta Costituzionale, regola il processo di modifica.

E se è vero che l'articolo 138 può essere modificato, altrettanto vero è che non è possibile accettare eccezioni o deroghe alle procedure stabilite per farlo.

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"Giudico vergognosa e intollerabile la scelta di discutere la modifica di articoli fondamentali della nostra Costituzione - come il 138 - nei ritagli di tempo notturni della Commissione Affari costituzionali.

Sel non comprende la ratio che impedisce uno slittamento a settembre di una discussione che meriterebbe invece una riflessione attenta, oltre al necessario tempo di elaborazione. Ancora più assurda è l'insistenza in direzione contraria da parte del Governo, nella persona del ministro Quagliarello, che configura inoltre una forma di inaccettabile ingerenza nelle competenze di esclusiva competenza parlamentare.

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Onorevole Presidente, onorevoli componenti del Governo e onorevoli colleghi,

la riforma del Titolo V è parte decisiva della riforma costituzionale di cui oggi iniziamo la discussione.

Attraverso la riscrittura del Titolo V passa gran parte del buon funzionamento delle Istituzioni repubblicane e il miglioramento della vita quotidiana dei cittadini italiani. Non vi è dubbio che è necessaria una rimodulazione delle competenze tra i diversi livelli di Governo e, nello specifico, tra Stato e Regioni.

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Lunedì, 18 Febbraio 2013 16:53

La scuola che vogliamo

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza” consigliava Antonio Gramsci nel 1919. A quasi cento anni di distanza, cosa resta dell'istruzione pubblica?

“La Scuola vero banco di prova del prossimo Governo di centro sinistra. Studenti, genitori, insegnanti, collaboratori scolastici: sono tantissimi e sempre più arrabbiati” osserva Nazzareno Pilozzi, candidato SEL alla Camera dei Deputati, poi continua: “La Gelmini prima, Profumo poi hanno smantellato senza mezzi termini la scuola pubblica. Non possiamo dimenticare gli svariati tentativi di boicottaggio posti in essere dalle cosiddette 'riforme' degli ultimi due governi i quali, in barba alla Costituzione, hanno aumentato i finanziamenti agli istituti privati, a scapito della Scuola pubblica. Regalare moneta sonante al privato quando c'è un pubblico in agonia è intollerabile in un Paese civile e democratico, ancor più lo è in un momento di crisi come questo.

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