COMUNICATI

Signor Presidente, Governo, colleghi,

sarò brevissimo. Intervengo solo per dire che anche il dibattito che quest'oggi abbiamo svolto in quest'Aula ha confermato la nostra posizione: abbiamo visto come questo provvedimento, presentato dal Governo, serve più a tenere insieme questa strana maggioranza - forse per altri 18 mesi - piuttosto che, invece, a intervenire per ammodernare la Costituzione repubblicana.

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Con il disegno di legge costituzionale n. 1359, il Governo intende avviare un procedimento fuori dall'ordinario per la modifica di gran parte della nostra Costituzione, in barba all'articolo 138 che, della Carta Costituzionale, regola il processo di modifica.

E se è vero che l'articolo 138 può essere modificato, altrettanto vero è che non è possibile accettare eccezioni o deroghe alle procedure stabilite per farlo.

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Signor Presidente, colleghi,

come è stato detto e ripetuto più volte, sia nella lunga discussione avvenuta in Commissione, sia oggi in quest'Aula, il decreto "del fare" è l'ennesimo atto omnibus, presentato come un'opportunità unica per il Paese ma che, in realtà, si declina come un'altra occasione perduta e come il classico treno parlamentare da utilizzare per inserirvi provvedimenti parziali, sbagliati e spesso portatori di interessi particolari.

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Lunedì, 22 Luglio 2013 13:49

Decreto del fare? Casomai del dis-Fare!

"Dopo quattro giorni e tre notti consecutivi in Commissione Affari Costituzionali per tentare di arginare la deriva annunciata del Decreto del Fare, esprimo profonda delusione per quello che a tutti gli effetti ormai appare come il Decreto del dis-Fare e del distruggere". È il duro affondo del deputato di SEL Nazzareno Pilozzi.

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Onorevole Presidente, onorevoli componenti del Governo e onorevoli colleghi,

la riforma del Titolo V è parte decisiva della riforma costituzionale di cui oggi iniziamo la discussione.

Attraverso la riscrittura del Titolo V passa gran parte del buon funzionamento delle Istituzioni repubblicane e il miglioramento della vita quotidiana dei cittadini italiani. Non vi è dubbio che è necessaria una rimodulazione delle competenze tra i diversi livelli di Governo e, nello specifico, tra Stato e Regioni.

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